Il progetto Sanacore e il Banco Popolare Alimentare

Sanacore Banco ALimantre popolare

A noi di Snot piace raccontare storie vere e belle come questa del Banco Popolare Alimentare e del progetto Sanacore.

Abbiamo scelto di pubblicare questo articolo in un momento storico che ricorderemo per la sua drammaticità. In un Paese dove la classe politica ha dimostrato ancora una volta di vivere su di un altro pianeta, dove si fanno cadere governi nel periodo più triste e delicato della nostra storia repubblicana, ci sono problemi che reclamano una soluzione decisa e immediata.

Siamo nel 2021, in Italia, e a noi sembra paradossale dover parlare di povertà ed emergenza alimentare, eppure è così.

Il Banco Popolare Alimentare è un progetto ambizioso portato avanti con passione e abnegazione delle attiviste e dagli attivisti dell’ex OPG “Je so’ pazz” di Napoli. Il loro obiettivo è quello di garantire un aiuto concreto a tutte quelle famiglie che vivono in uno stato di momentanea indigenza. Gabriella, attivista della sezione di Potere al Popolo di Marano di Napoli, ci racconta che cosa è il Banco Popolare Alimentare e come ognuno di noi può contribuire concretamente alla sua realizzazione.

Il Banco Popolare Alimentare, un’azione concreta per contrastare la poverà.

Siete intervenuti coinvolgendo un numero sempre crescente di attivisti. Vi inserite dove le istituzioni non riescono ad arrivare. Ci sono categorie invisibili all’opinione pubblica che sfuggono ai sistemi convenzionali di assistenza. Queste categorie sono state spazzate via dall’emergenza sanitaria. Possibile che a certi livelli non si conosca la situazione? Cosa si potrebbe fare?

Per parlarti del Banco Popolare Alimentare Sanacore devo necessariamente raccontarti da dove siamo partiti.
A marzo 2020 quando è scattato il primo lockdown ci siamo subito resi conto che non potevamo fermare la nostra attività mutualistica e politica sui territori. Siamo fortemente connessi con la realtà, cerchiamo di conoscere sempre meglio il territorio dove viviamo e dove stiamo politicamente e quindi sapevamo che le innumerevoli situazioni borderline ma anche tantissime situazioni “normali” sarebbero presto degenerate a causa delle restrizioni e quel che comportano.

La nostra Casa del Popolo è nell’area a nord di Napoli, più precisamente a Marano di Napoli e spesso e volentieri ci coordiniamo ed agiamo assieme agli attivisti ed attiviste dell’Ex Opg “Je so’pazz” di Napoli.
Noi abbiamo iniziato con il fare e consegnare la spesa alle persone anziane e alle categorie a rischio, per ridurre al minimo il rischio del contagio, anche se fortunatamente ci siamo resi conto che questo tipo di supporto nella nostra zona non era molto necessario poiché esiste ancora una rete di legami familiari e non su cui contare.
In un secondo momento abbiamo avviato, invece, una vera e propria campagna per la Spesa Sospesa e Solidale, poiché man mano che i giorni trascorrevano le richieste di aiuto per avere generi alimentari e di prima necessità aumentavano parallelamente alla crescita dei contagi e dei problemi legati dalla crisi sanitaria e sociale innescata dal covid19.
Materialmente abbiamo chiesto alle attività commerciali del territorio di mettere dei carrelli a disposizione di chi volesse donare qualcosa, organizzando noi i ritiri e le consegne. In realtà c’era anche chi voleva sostenerci che ci contattava per chiedere come fare e così – devo ammettere poco speranzosi – abbiamo lanciato una raccolta fondi.

Ci siamo preoccupati che fosse quanto più trasparente possibile quindi dalla nostra pagina aggiornavamo periodicamente sui numeri e chiunque poteva vedere la cifra di volta in volta raggiunta e la cifra spesa per le varie spese. La risposta è stata fantastica!!! Abbiamo raccolto più di duemila euro in circa due mesi.
Contemporaneamente abbiamo pubblicato un numero al quale chiamare per ricevere aiuto, ed ero proprio io che mi occupavo di questo. Ci sono stati giorni in cui ho trascorso anche dieci ore al telefono, ascoltando e parlando con persone apparentemente estranee.

Tantissime le storie, e come dicevi tu un dato affiorava sempre più evidente: la classe media stava scomparendo! Racconti dignitosi di uomini e donne che mai avrebbero immaginato di trovarsi in questa situazione.
Eravamo organizzati così: io rispondevo al telefono e accoglievo le richieste facendo alcune domande per poter personalizzare e supportare al meglio ogni singola famiglia e/o individuo; c’era poi una squadra di volontari e volontarie che si occupava materialmente di fare la spesa e un’altra che si occupava della distribuzione a domicilio, sempre nella massima osservanza delle norme anticovid. A proposito ricorderai che inizialmente ci fu anche difficoltà a trovare le mascherine, grazie a delle donazioni siamo riusciti a distribuire anche quelle.
Per quattro mesi circa abbiamo proceduto con questo metodo confrontandoci settimanalmente con i volontari e le volontarie delle Case del Popolo diffuse in tutta Italia. Da questo confronto costante di pratiche è nato un manuale fruibile gratuitamente da tutte quelle realtà associative che vogliono mettere in pratica un mutualismo
emergenziale.


Chiedevi: “come sia possibile che a certi livelli non si conosca la situazione?”. Uno degli interventi del governo delegato poi a i Comuni per questa fase emergenziale è stato quello dei Buoni Spesa che doveva avere lo scopo di alleviare le difficoltà economiche delle migliaia di famiglie messe in ginocchio dalla crisi sociale legata al covid19. Una misura non solo insufficiente ma del tutto discriminatoria riservata ad esempio ai soli “residenti”. E chi non ha la residenza? Ovviamente sono stati tagliati fuori, parliamo di persone che esistono e che non avevano di che mangiare! Così come spesso sono rimasti fuori anche i percettori di reddito, anche se solo di 50 euro. Impostare questi criteri in un Paese in cui il lavoro nero e il lavoro grigio dà da vivere a una ampia fetta della popolazione ti lascia intendere come è limitata e totalmente inadeguata la visione di chi ci governa! Normalmente ti dovresti chiedere come fa una di 4 persone a vivere con 300 euro al mese!
Abbiamo fatto inchiesta in molti comuni della regione sulle modalità di accesso e utilizzo dei Buoni Spesa e ne abbiamo visto delle belle.
A Marano, ad esempio, il bando non prevedeva la data di scadenza per cui la gente ha aspettato mesi la pubblicazione di elenchi periodici a scadenza imprecisata. In pratica non è mai uscito un unico elenco di aventi diritto ma nove di cui l’ultimo pubblicato a fine luglio!

A maggio con molte di queste famiglie abbiamo protestato sotto al comune per chiedere trasparenza e solo così siamo riusciti ad ottenere i Buoni Spesa che a queste famiglie spettavano di diritto.
In molti Comuni con i Buoni Spesa non potevi comprare prodotti per l’igiene personale o dolciumi, come se lavarsi o dare della crema spalmabile a un figlio fosse un lusso!

Torniamo agli invisibili. Chi sono i nuovi poveri?

I nuovi poveri sono rappresentati da tutte quelle lavoratrici e quei lavoratori a nero o in grigio che non risultano da nessuna parte e che per questo non possono beneficiare di alcun ristoro. I nuovi ricchi sono tutti quegli imprenditori piccoli, medi e grandi che hanno speculato per anni sui propri dipendenti e che in questa emergenza hanno speculato sulla cassa integrazione.
Proprio per questo abbiamo attivato un servizio telefonico nazionale “il Telefono Rosso” per supportare le lavoratrici e i lavoratori. Abbiamo ricevuto centinaia di telefonate di lavoratori e lavoratrici che denunciavano situazioni lavorative incredibili: dalla mancanza dei Dispositivi di Protezione Individuale, al fatto di dover lavorare sebbene ufficialmente in Cassa Integrazione, finendo con casi di lavoratori e lavoratrici mai avvisati della positività al Covid di qualche loro collega e di luoghi di lavoro mai sanificati!

Avete attivato una raccolta fondi (https://www.produzionidalbasso.com/project/costruiamo-sanacore-banco-popolare-alimentare/) e messo su un’organizzazione imponente. Ci spieghi come è stato possibile? Chi ve lo fa fare?

L’emergenza in realtà non è mai finita, c’è stato chi tra le famiglie che abbiamo continuato a seguire ci ha contattato per raccontarci di aver ripreso a lavorare ma la maggioranza ci chiedeva ancora aiuto. Che a settembre la situazione sarebbe nuovamente degenerata ce lo aspettavamo, come ci aspettavamo che le scelte del governo sarebbero state meno a tutela delle classi più bisognose.
Dunque ci siamo chiesti come poter continuare ad essere di supporto e sostegno alle famiglie delle nostre comunità maggiormente in difficoltà. Fortunatamente una fondazione ha cominciato a interessarsi a quanto fatto da noi nel primo lockdown e durante l’estate ha contattato gli attivisti e le attiviste dell’Ex Opg offrendo di sostenerci mettendo materialmente a disposizione i pacchi alimentari per la distribuzione.
A tutto il resto, invece, ci pensiamo noi.
I costi maggiori sono rappresentati dai lavori di sanificazione e messa in sicurezza richiesti per la salubrità dei locali adibiti a deposito ma ad incidere ancora di più saranno i costi di trasporto dei 1000 e più pacchi che mensilmente dovremo trasportare dalla Basilicata a Napoli e da qui alle diverse Case del Popolo, disseminate su tutto il territorio della Città Metropolitana.


Chi ce lo fa fare? Devo ammettere di non averci mai pensato! Personalmente mi reputo una persona serena e realizzata ma non posso far finta che le ingiustizie non esistano. Per me è una necessità attivarmi collettivamente. Noi crediamo che la strada per uscire da questa come da tutte le crisi inizi dalla Solidarietà per sostenerci a vicenda e dal reclamare i nostri diritti ed è per questo che chiediamo a gran voce una REDISTRIBUZIONE DELLA RICCHEZZA.

Come osservatorio politico, come pensate se ne esca da questa pandemia? A chi affidereste la ricostruzione del tessuto sociale? Ci sembra parecchio deteriorato. Quali sono i rischi cui vanno incontro le categorie più deboli?

Vogliamo una società dove tutti e tutte vivono dignitosamente e dove il senso collettivo prevale sull’individualismo; una società fatta di persone che si aiutano l’un l’altra e che hanno la consapevolezza di doversene prendere cura attraverso un costante CONTROLLO POPOLARE.
Il rischio per le categorie più deboli e non solo, è quello che l’abbrutimento e l’interesse individuale dilaghino a dismisura cronicizzando e ampliando il divario tra chi ha e decide e chi non ha e subisce.

Ci leggono in tanti, ci spieghi come ti possiamo aiutare?


Potete aiutarci facendo conoscere quello che facciamo e che vogliamo fare, sostenendoci con donazioni e tempo.
Veniteci a trovare!

Una domanda su di te. C’è una storia che racconterai ai tuoi figli fra dieci anni?


La storia che potrei raccontare alle mie figlie tra dieci anni? Mi piacerebbe poter pensare che tra dieci anni le ingiustizie sociali non ci siano più e di poterne parlare come si fa per una cosa estinta, ma nonostante la mia fiducia nel genere umano non sono così ottimista.

Quindi mi auguro che le mie ragazze si batteranno attivamente affinché questo mondo sia un posto migliore per tutte e tutti. Sarò al loro fianco e non saremo sole!

Se volete dare una mano a questi ragazzi, ecco il link per la raccolta fondi.


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