Snot intervista Rosario Esposito La Rossa editore Marotta&Cafiero

Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Rosario Esposito La Rossa. Scrittore, editore, visionario, grande uomo di cultura. Ha subito accettato di parlarci di lui, dei suoi progetti, della casa editrice e di Stephen King.

foto credits: MarottaeCafiero.it

Prima di farvi leggere la nostra intervista a Rosario Esposito La Rossa, consentiteci di ringraziarlo pubblicamente perché ha subito accettato di incontrarci, senza mostrare nessuna remora. Solo un uomo di grande cultura può parlare con testate del calibro del The Guardian, Rapubblica, Rai news e prestare la stessa attenzione e la stessa passione a una rivista neonata come la nostra.

Snot intervista Rosario Esposito La Rossa editore Marotta&Cafiero

Ciao Rosario, benvenuto su Snot.

Porti il nome di Scampia in giro per il mondo, la fai conoscere per cose belle, finalmente. Il tuo impegno nel sociale è ammirevole. Eppure, le periferie continuano a essere un po’ dimenticate dalle istituzioni. Voi, come parte attiva sul territorio, vi sentite soli?

Se fossimo stati in un contesto diverso anche come territorio, penso a una provincia del nord, alcuni dei nostri progetti come la Scugnizzeria e il laboratorio teatrale, avrebbero ricevuto molto probabilmente dei finanziamenti. Invece tutte le nostre iniziative sono finanziate di tasca nostra. Eppure, a noi della Marotta&Cafiero non dispiace più di tanto. Anzi, preferiamo che sia così. Ci piace essere indipendenti e liberi, senza dar conto a nessuno. D’altro canto, devo ringraziare la politica per il ritorno di immagine che ci ha dato. Nel tempo, abbiamo ricevuto la visita delle più alte cariche dello Stato e questa cosa, oltre a regalarci tantissima visibilità, ci ha anche fatto crescere in reputazione.

La Pandemia ha messo a dura prova il settore dell’editoria che già soffriva da tempo. Eppure, voi sembrate aver reagito alla grande, e se possibile, siete più forti di prima. Avete stretto un accordo di distribuzione con Mondadori fino al clamore per la pubblicazione di King. Come avete fatto?

Io vengo da una famiglia di imprenditori, i miei sono nel settore siderurgico. Mi hanno sempre insegnato che nei momenti di difficoltà bisogna rilanciare. Abbiamo approfittato del tempo sospeso per immaginare il futuro e renderlo migliore. Abbiamo acquistato i diritti di testi stranieri, allacciato contatti con Mondadori (cosa che è passata un pochino in secondo piano, ndr) che a breve distribuirà i nostri libri. È una grande soddisfazione per noi e per questo dobbiamo ringraziare Orietta Fatucci (gruppo editoriale Einaudi ragazzi, ndr) per l’opportunità che abbiamo colto al volo. È stato il primo passo verso una riorganizzazione interna che ci ha portato a investire fortemente in spazi per il magazzino, personale qualificato (grafica e web), tecnologia per la stampa dei libri e la loro spedizione. La nostra è una programmazione scientifica, passami il termine, di tipo nordico che non lascia spazio all’improvvisazione.

Non abbiamo mai creduto ai colpi di fortuna, anche perché arrivare a pubblicare Stephen King non può essere un caso. Ci spieghi come hai fatto?

Noi abbiamo uno strano vizio, quello di puntare sempre molto in alto (ride). Siamo davvero forti nello scouting e, a un certo punto, abbiamo notato che il suo saggio sulle armi era ancora inedito in Italia. Abbiamo mandato una mail al suo agente (Roberto Santachiara, ndr) che all’inizio ci ha riso in faccia. Ci ha detto “non avete i soldi sufficienti per farlo”, ma non ci siamo arresi. Abbiamo raccontato chi siamo, cosa abbiamo fatto e facciamo sul territorio e alla fine proprio Stephen King ci ha scelto. Ha scelto noi. È una cosa che mi mette i brividi. Ma non finisce qui. King è solo il punto di partenza, un modello che replicheremo con altri autori di fama internazionale.

Ce lo porterai a Scampia?

Ci stiamo provando. Siamo in contatto con istituzioni e associazioni per tentare il colpo. Probabilmente, nel post pandemia, potremo vederlo dalle nostre parti.

Hai sempre creduto in quello che fai, è evidente. Quante volte nei momenti bui ti hanno detto “chi te lo ha fatto fare”?

All’inizio la gente non ci dava molta credibilità. Siete a Scampia, volete vendere libri, dove vi avviate, dicevano. Ma noi non abbiamo mai mollato, ci abbiamo sempre messo l’anima. Abbiamo studiato tanto, con umiltà. Non lasciamo mai niente al caso. Dal font alla copertina, passando per la carta utilizzata per le pagine del libro, tutto ha una funzione e uno scopo. Siamo sempre al passo con i tempi. Studiamo la migliore tecnologia di stampa, quale packaging utilizzare, come sviluppare la pagina Facebook piuttosto che il sito internet. La nostra è una programmazione a 360 gradi che sta cominciando a portare i suoi frutti. È solo di recente che siamo stati contattati dalla cartiera Fedrigoni. Le loro sono carte pregiate che cominceremo a utilizzare a breve per la stampa dei nostri libri. Una bella soddisfazione.

Avete un catalogo di grande qualità, come scegliete i testi da pubblicare?

Siamo interessati alla saggistica e alla narrativa straniera di qualità. Fra i nostri autori ci trovi anche grandi scrittori napoletani del ‘900 come Rea e Raffaele La Capria. Premi nobel come Desmond Tutu, autori impegnati come Osvaldo Soriano, (il suo è un bellissimo e drammatico racconto sulla guerra delle Falkland) e Skarmeta (che denuncia le violenze durante il golpe cileno). Ci rivolgiamo a un lettore che ha sete di conoscenza. Un lettore consapevole e aperto al mondo.

Come sai, Snot si propone a un pubblico fatto essenzialmente di appassionati di scrittura e aspiranti scrittori. Cosa diresti a un ragazzo/ragazza che sogna di pubblicare il suo romanzo?

Gli direi di leggere tanto. Eppoi di stringere quante più relazioni possibili, incontrare gente, conoscere. E ancora di capire bene cosa cercano gli editori, quali sono le loro linee per la pubblicazione. Mi capita spesso di ricevere proposte di romanzi che non hanno nessuna attinenza con il nostro catalogo. Questo depone molto male per un aspirante scrittore. Significa non che non ha prestato attenzione al mio lavoro.

Ora, passiamo alle due ultime domande.

Qual è il libro che avresti vouto pubblicare?

Bella domanda. Sono da sempre un appassionato di Asimov. I robot che vediamo oggi li ha inventati lui. Ecco, avrei voluto pubblicare Io Robot.

Sei un visionario come lui?

Sì, siamo due visionari.

Dove ti vedi fra dieci anni?

Mi vedo sempre a Scampia. Magari con una sede più grande e più persone ad aiutarmi. Poi vorrei che mia moglie, che lavora nel cinema, potesse realizzare i suoi sogni e fare un film. Magari con il mio aiuto.

A questo punto l’intervista a Rosario Esposito La Rossa finisce e a noi di Snot resta qualche brivido addosso. Abbiamo imparato tanto dall’uomo Rosario e per questo non finiremo mai di ringraziarlo. Merita tutto l’affetto e il successo che ha.

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